Sempre più persone acquistano un'auto all'estero, soprattutto usata, attratte da prezzi interessanti o da allestimenti difficili da trovare in Italia. Per circolare stabilmente con targa italiana, però, il veicolo va nazionalizzato, cioè immatricolato in Italia. Vediamo come funziona.
I documenti da recuperare all'acquisto
La parte più importante si gioca al momento dell'acquisto: farsi consegnare i documenti giusti evita settimane di ritardi.
- Documento di circolazione estero in originale (in molti Paesi è diviso in due parti: conservale entrambe).
- Fattura o atto di vendita intestato all'acquirente.
- Certificato di conformità europeo (COC), che attesta le caratteristiche tecniche del veicolo.
- Eventuale documentazione della revisione effettuata all'estero.
Il nodo dell'IVA
Per i veicoli acquistati in un Paese dell'Unione Europea conta molto se il mezzo è considerato nuovo o usato ai fini fiscali. Un veicolo è considerato nuovo se è stato immatricolato da non più di 6 mesi oppure ha percorso non più di 6.000 km: in questo caso l'IVA si versa in Italia. Per i veicoli usati acquistati da un'azienda è necessario verificare come è stata applicata l'IVA in fattura.
I passaggi della nazionalizzazione
- Verifica dei documenti e, se necessario, della posizione fiscale del veicolo.
- Eventuale visita e prova presso la Motorizzazione, quando i dati tecnici non sono sufficienti.
- Immatricolazione con rilascio delle targhe italiane e del Documento Unico di circolazione e di proprietà.
- Stipula dell'assicurazione con la nuova targa e, se dovuta, verifica della scadenza della revisione.
La nostra delegazione segue l'intera pratica, comprese le comunicazioni con gli enti competenti: tu ti occupi solo di portare l'auto a casa.
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